Riconoscere i bisogni dei bambini attraverso il linguaggio emotivo.


Interpretare i diversi tipi di pianto dei bambini aiuta ad aumentare il senso di fiducia del bambino negli adulti.

"Tra i bisogni primari del bambino, oltre a quelli pratici, c'è anche quello di STARE IN RELAZIONE con l’altro e di ESSERE VISTO"
"Tra i bisogni primari del bambino, oltre a quelli pratici, c'è anche quello di STARE IN RELAZIONE con l’altro e di ESSERE VISTO"

 

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Bisogni – Riconoscerli attraverso il linguaggio emotivo

 

Sin dalla nascita,  l’individuo entra in contatto con dei bisogni da soddisfare.

 

Inizialmente non ha ancora sviluppato la capacità di chiedere ciò che gli serve e si aspetta che questo compito venga eseguito dalla mamma o da chi ha attorno in quel momento.

 

Tra i bisogni più conosciutici sono quelli del cibo, di dormire e della pulizia personale. Sembrano aspetti scontati ma, ciò che può fare la differenza nel tempo è il modo in cui ci si prende cura di questi. Per chiarire ilconcetto voglio fare un esempio.

 

http://www.pianetamamma.it/pictures/20101007/mamma-stanca.jpegUna mamma stanca e nervosa è più probabile che al pianto del bambino, proverà fastidio. Per porre fine a questa condizione, può decidere di allattarlo (magari contro voglia),con lo sguardo assente o scocciato. In un momento di fatica le sensazioni che si provano infatti non sono delle più piacevoli, così come i pensieri che li accompagnano -“Smettila di piangere” “Sono a pezzi” “Non ce la faccio più”

 

Tranquillizziamoci, essere stanche e avere questi pensieri, soprattutto con un bambino molto piccolo è NORMALE! È però importante riconoscerlo e gestirlo, concedendosi appena possibile di recuperare le energie necessarie per andare avanti.

 

Un atteggiamento forzato, se ripetuto e NON RICONOSCIUTO può destabilizzare il bambino. Attraverso lo sguardo e la comunicazione non verbale infatti, si passano messaggi impliciti che risuonano più forti delle parole. Le emozioni come il pianto (in una situazione di frustrazione) o il sorriso (in uno stato di benessere) sono il primo modo che il bambino conosce e usa per leggere ciò che lui e la mamma provano e vogliono comunicare.

 

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Ogni relazione, sin da quella primaria, nasce da un’unione di bisogni. Per questo motivo, il contatto e la soddisfazione di quelli con la figura d’attaccamento danno una base fondamentale in quanto permettono al piccolo di capire se ciò che sta esprimendo può essere soddisfatto o meno.

 

Davanti al pianto di un bambino capita che gli adulti inizino a fare delle interpretazioni su quelle che potrebbero essere le motivazioni del suo malessere.

 

Immaginiamo una situazione per strada in cui il bambino inizia a piangere senza apparente motivo. La mamma a seconda anche del suo umore (se è stanca, arrabbiata, allegra) inizia a pensare ad una serie di ipotesi Sarà stanco, provo a farlo addormentare” , “Avrà fame, ora provo a dargli un biscotto”, ecc ... E se avesse una colichetta? Se fosse scomodo sul passeggino? O se si fosse spaventato per qualcosa che ha visto (esempio un moscerino) e volesse delle rassicurazioni? Nessuno ha una risposta certa MA ciò che è importante capire è che di fronte al pianto di un bambino , lo scopo non deve essere immediatamente quello di farlo smettere madi capire cosa succede.

 

  • L’importanza del pianto

 

Il pianto è un segnale che serve a riconoscere uno stato di malessere e ogni età ha un suo modo di esprimerlo. L’adulto ha il compito di dare come può, il permesso ad emozionarsi.

 

Perchè è importante ? Vediamo degli esempi.

 

  • Se il bambino piange potrebbe essere triste o spaventato. L’adulto che accoglie e riconosce questo, permette al bambino di sentire la sua presenza dandogli la possibilità di contare su qualcuno. - “Non sei solo

  • Se il pianto è di rabbia, è perchè probabilmente ha sentito una sensazione di ingiustizia. Ascoltandolo, lo si autorizzerà ad essere arrabbiato e imparerà a chiedere quando ha bisogno sapendo che ci sarà qualcuno per lui. - “Puoi chiedere

  • Se piange mentre si nasconde e non vuole uscire può essere spaventato da qualcosa. Non lasciatelo solo. La frase “non c’è niente da aver paura” rischia di sminuire ciò che sente. Riconoscetegli la difficoltà e mostrategli sicurezza (non forza!) standogli accanto. Ognuno ha i propri tempi.

 

Il segreto quindi è prendere atto che, sin dalla primissima infanzia (partendo dalla gestazione), tra i bisogni primari del nascituro, oltre a quelli pratici, c’è anche quello di STARE IN RELAZIONE con l’altro e di ESSERE VISTO.

 

Riconoscere il diritto di esprimere e di chiedere, aumenterà il suo senso di autoefficacia e di fiducia nell’altro.

 

Questi sono alcuni esempi ma se ne possono fare molti altri. Se vi vengono in mente situazioni vissute, dubbi o altri esempi, scriveteci!!

 

Alla prossima lettera

 

Dott.ssa Antinoro Anna

 

 

 

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