Il "motherese": il linguaggio universale ed istintivo usato dalla mamma per comunicare con il proprio bambino. Favorire le tappe evolutive del linguaggio.


Le prime tappe evolutive del linguaggio nel bambino: come favorirle e stimolarle.
Le prime tappe evolutive del linguaggio nel bambino: come favorirle e stimolarle.

Vorrei cominciare questa collaborazione nella stesura di articoli divulgativi presentandovi brevemente che cos'è la logopedia.

 

La logopedia si occupa di due aspetti apparentemente slegati

ma intimamente affini e correlati:

  • Linguaggio
  • e deglutizione.
Due termini molto ampi ma che presentano molte sfaccettature al loro interno che prevedono la collaborazione di più figure professionali a seconda del punto di vista con cui si affronta la tematica. Linguaggio e deglutizione condividono uno sviluppo in tappe fisiologiche che prevedono l'acquisizione graduale di capacità sempre più complesse, e, come è facile immaginare, condividono lo stesso distretto

anatomico: la bocca del bambino!

dal pianto alla lallazione: il percorso vocale del bambino.

Creare un ambiente stimolante per accompagnare il bambino alla scoperta della comprensione e acquisizione del linguaggio.
Creare un ambiente stimolante per accompagnare il bambino alla scoperta della comprensione e acquisizione del linguaggio.

I bambini nascono e sanno esattamente cosa fare, si attivano spontaneamente sin dai primi mesi, senza che nessuno suggerisca loro come sperimentare l'interazione e la comunicazione, senza che nessuno insegni loro come succhiare il latte materno o come gestire il ritmo della poppata.

 

Quello che i genitori possono fare è accompagnare e

stimolare il proprio piccolo alla scoperta di queste acquisizioni, creando un ambiente ricco e stimolante.

 

 

Cominciamo dunque dal linguaggio...cosa possiamo fare per favorire lo sviluppo del linguaggio e le prime tappe comunicative?

 

  1. Nei primi tempi il neonato utilizzerà come mezzo comunicativo il pianto, attraverso cui la mamma è allertata rispetto ai bisogni primari del piccolo. Si crea così un'intesa pre-comunicativa essenziale ai successivi processi comunicativi complessi. A questo si aggiungerà il sorriso, lo sguardo, la primissima gestualità, veicoli di informazione e relazione.
  2. Dopo poco, compaiono i primi suoni vocalici (circa0-2 mesi), piccoli esperimenti caratterizzati dall’emissione prolungata di suoni simili a vocali.
  3. Acquisita un po' di sicurezza ecco che sperimenta articolazioni lievemente più complesse, definite cooinge gooing(1-4 mesi), costituiti da suoni velarisimiliad esempio akaoga.
  4. Tra i 5 e i 10 mesi avviene un'importante scoperta, chiamata lallazione, caratterizzata da sillabe e sequenze di sillabe ripetute con struttura consonante - vocale; inizialmente questo tipo di sperimentazione sarà semplificato, ad esempio “bababa”, poi aumenterà in complessità, con la variazione delle consonanti e delle vocali ripetute, ad esempio “paca”.

Le prime tappe evolutive del linguaggio del neonato e del bambino: come favorirle?

Stimolare un dialogo comunicativo con il bambino attraverso turni comunicativi, intonazione, ritmo e gestualità.
Stimolare un dialogo comunicativo con il bambino attraverso turni comunicativi, intonazione, ritmo e gestualità.

Nel comunicare col nostro bambino dovremo quindi porre attenzione e capire che ogni vocalizzo, ogni suono o emissione prodotta è per lui un gioco, una scoperta, una tappa fondamentale per fornire le basi del futuro sviluppo del linguaggio.

Dovremo quindi accogliere e rispondere ai suoi esperimenti, incitando e stimolandolo in una sorta di dialogo comunicativo primario che dovrà essere caratterizzato da:

 

  • TURNI COMUNICATIVI: instauriamo una sorta di danza comunicativa, fatta di alternanza e scambi di ruolo che inciti ancora una volta il nostro piccolo ad una risposta;
  • SEMPLICITA' E CHIAREZZA: usiamo un vocabolario ristretto e costituito da parole semplici, ridondanti e magari routinarie a seconda del momento della giornata;
  • INTONAZIONE: enfatizziamoe rendiamo melodioso il nostro parlare, per catturare l'attenzione del bambino e rendere accattivante il contenuto, moduliamo la voce a seconda del momento, diamo maggior accento e spicco a determinati suoni o parole;
  • RITMO: parliamo al nostro bambino seguendo ritmi lenti e regolari, non esageriamo mai (non arrivare a sillabare, nè usare ritmi troppo incalzanti e veloci);
  • RIDONDANZA: ripetiamo e confermiamo gli esperimenti vocali di nostro figlio, cerchiamo di essere uno specchio che inciti a provare ancora, ripetiamo gorgoglii e vocalizzi dando un feedback positivo e stimolante;
  • GESTUALITA': usiamo a sostegno delle nostre produzioni i gesti, la postura e la mimica è tutto il corredo paraverbale, pian piano sarà il piccolo ad imitare i vostri.

 

Quanto finora descritto è stato riassunto nel termine “motherese”, definita come l’universale esagerazione del linguaggio usato dalle mamme per parlare ai propri piccoli, un istintivo, normale e naturale uso di un parlare modificato dell’adulto che si abbassa (o innalza?) a livello del bebè, un parlare che ogni mamma e papà sperimenta, senza nemmeno accorgersi della potenza che può avere.

 

 

Dott.ssa Aurora Ferrara

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