Genitori e bambini a confronto: allenarsi ed allenare alla frustrazione. La crescita dei bambini, tra crisi e cambiamenti.


Buongiorno a tutti e ben tornati al nostro appuntamento.

 

Oggi si parla di frustrazione tra genitori e figli. Dopo un intervento condotto da me a Rivoli (TO), mi sono resa di quanto il tema sia vario e variegato e per questo motivo desidero fornirvi altri spunti a tema. In quell’occasione mi sono soffermata in una fascia d’età compresa tra i 6 e gli 11 anni mentre oggi desidero approfondire la fascia tra i 2 e i 6 anni.

 

Non mi ascolta, fa i capricci, mi segue ovunque! Quando gli adulti si sentono frustati dai bambini.

1) Non mi ascolta.

Il bambino che sembra non voler ascoltare, magari potrebbe essere solo confuso o distratto.
Il bambino che sembra non voler ascoltare, magari potrebbe essere solo confuso o distratto.

Si sa, i bambini (e non solo loro) oggi vengono spesso invasi da mille stimoli (mangiano mentre giocano, si vestono mentre si lavano, ecc...) e, avendo una memoria con capienza ridotta rispetto a quella dei grandi, può accadere che perdano il filo di ciò che stavano facendo o che rallentino.

 

“Ehi, ma mi ascolti? Svegliati!”: è una frase ricorrente che, ripetuta, convince il bambino di essere davvero addormentato quando in realtà magari è solo confuso.

 

Proviamo a trasformare l’idea che non ascoltino con quella che non abbiano capito o che siano distratti, ci aiuterà a frustrarci e a frustrarli meno.

2) Fa i capricci.

Smettila di comportarti così! I capricci dei bambini, impariamo a gestirli con più calma.
Smettila di comportarti così! I capricci dei bambini, impariamo a gestirli con più calma.

Nei momenti meno opportuni (chissà perchè) i bambini iniziano a fare tutto ciò che NON dovrebbero.

 

Si buttano per terra, si sporcano, piangono, ecc... ed è proprio in quel momento che i genitori cominciano a perdere la ragione. Al di là del significato del capriccio in se, è fondamentale stare su ciò che vi sta succedendo.

 

“Come mai mi sento così frustrato? Cosa mi irrita di questo atteggiamento?”

 

Se per un periodo (più o meno lungo) della nostra vita abbiamo spesso fretta o perdiamo la pazienza facilmente, è perchè probabilmente stiamo accumulando tante cose o avendo ritmi molto stressanti.

 

Impariamo per questo a prenderci il tempo necessario. I figli non rallentano, al massimo cambiano il ritmo.

3) Mi segue ovunque!

Insegnamo ai bambini il concetto dello spazio personale, magari attraverso il gioco ed un pupazzo.
Insegnamo ai bambini il concetto dello spazio personale, magari attraverso il gioco ed un pupazzo.

Nelle prime fasi della crescita il bisogno di contatto è fondamentale perchè si costruisce con l’altro la sicurezza nella relazione ma certamente, a tutto c’è un limite, e gli spazi personali sono altresì importanti.

 

Per questo motivo, a volte, è necessario trovare una strategia che consenta di avere uno spazio per se stessi, aiutando il bambino ad autonomizzarsi senza che però si senta allontanato (i nidi e le scuole dell’infanzia su questo hanno un ruolo importante).

 

Lo spazio, essendo un concetto astratto non è semplice da spiegare, ma lo si può fare attraverso l’uso del gioco: ad esempio usando un pupazzo costantemente presente e che vuole stare molto tempo attaccato a lui.

 

In questo modo il bambino inizierà ad introiettare l’idea dello spazio. Attenzione però a non etichettare il pupazzo come fastidioso o pesante, magari è spaventato all’idea di star solo (cominciate a parlare di emozioni!).

 

Se dovesse persistere questo comportamento sarà importante approfondire il discorso insieme ad un esperto di età evolutiva.

Non gioca mai con me, papà e mamma siete troppo rigidi, non vi basta mai quello che faccio! Quando i bambini si sentono frustati dagli adulti.

1) Non gioca mai con me.

Non obblighiamoci a giocare con i bambini se non ne abbiamo proprio voglia: ritagliamoci momenti esclusivi di gioco che rimangano speciali ed impressi nelle loro menti.
Non obblighiamoci a giocare con i bambini se non ne abbiamo proprio voglia: ritagliamoci momenti esclusivi di gioco che rimangano speciali ed impressi nelle loro menti.

Nel gioco i bambini imparano i ruoli, le alternanze, gli spazi e tutta una serie di regole utili alla sua crescita.

 

I grandi con i loro ritmi però, non hanno sempre le possibilità (e a volte nemmeno la voglia) di giocare insieme a loro.

 

Il mio consiglio è di non obbligarsi a giocare, poichè sarebbe una cosa fatta sotto sforzo che il bambino in qualche modo percepisce. Potete spiegare la vostra difficoltà e/o l’impossibilità nel riuscire a farlo per evitare che si sentano esclusi. Non è la quantità del tempo che conta ma la qualità.

 

I bambini non hanno bisogno di lunghe giornate, sarebbe un po' come avere Natale ogni giorno (dopo un po' non ci si fa più caso).

 

Ritagliatevi momenti che siano esclusivi e che rimangano speciali. Rimarranno impressi nella loro mente per tutta la vita.

2) Mamma e papà, siete troppo rigidi!

"Non fare il monello,  non urlare, non toccare,  non distruggere, non piangere"...ma i bambini hanno bisogno di sbagliare, cadere e crescere.
"Non fare il monello, non urlare, non toccare, non distruggere, non piangere"...ma i bambini hanno bisogno di sbagliare, cadere e crescere.

Ok, i bambini sono circondati dai “Non” ed in un’ottica protettiva come “Non attraversare la strada” ci può anche stare.

 

Facciamo attenzione al fatto che eccedere con i "Non" rischia di limitarli e di costringerli ad un ambiente pieno di regole e di impedimenti.

 

Le regole vanno bene quando e se hanno un senso. Se costantemente presenti rischiano di trasformare i limiti in limitazioni. Lasciamo che i bambini sbaglino, cadano e crescano.

3) Non vi basta mai quello che faccio.

Spesso i genitori, più o meno consapevolmente, danno ai bambini il peso dell’aspettativa.

 

E’ naturale sognare grandi cose per i propri figli e, desiderare il loro bene , è anche sano e incoraggiante.

 

Detto questo, è altrettanto importante sapere che oltre a fare di più, si può fare anche di meno e questo è un aspetto che tendenzialmente viene sottovalutato. Ognuno fa ciò che può fare e che ha voglia di fare. Il fatto che non si raggiunga sempre il massimo (ma poi per chi?) non vuol dire che non si sia fatto il massimo di ciò che era possibile. Per questo motivo va riconosciuto al bambino ciò che ha raggiunto per aiutarlo a godere dei successi sapendo che, in qualche modo, è abbastanza.

 

Nonostante anni di allenamento può capitare di percorrere meno strada, fermarsi, farsi male, essere stanchi o di andare velocissimi. La vita è così. Una camminata, una rincorsa, una salita e un’arrampicata. Forse però è proprio questo il bello. Ogni giorno disporremo di un’energia diversa e ogni corridore nella sua strada attraverserà un paesaggio che cambierà nel tempo. Arrivare al traguardo quindi, richiede una strategia, e sarà bello capire qual’è! Questo si chiama crescere ed è tutta una scoperta! :-)

 

 

Alleniamo i nostri bambini a vivere momenti di frustazione in modo da insegnarli a vivere bene i "no" della vita.
Alleniamo i nostri bambini a vivere momenti di frustazione in modo da insegnarli a vivere bene i "no" della vita.

Frustrandosi, ci si allena!! ;)

 

Ci leggiamo al prossimo articolo!!

 

Dott.ssa Antinoro Anna

 

anna.antinoro@yahoo.it

 

www.antinoroanna.tk

 

 

www.curaben.it

 

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